Intelligenza artificiale e il processo penale
L’intelligenza artificiale può sostituire il giudice? Analisi del Prof. Avv. Marco Baroncini sulla Legge 132/2025, il processo penale e il ruolo dell’IA.
Intelligenza artificiale e giustizia: una rivoluzione già iniziata
L’intelligenza artificiale sta trasformando ogni settore della società, dalla medicina alla finanza, fino ad arrivare ai tribunali. Ma una domanda rimane centrale:
Può un algoritmo aiutare un giudice a decidere un processo penale?
Il Prof. Avv. Marco Baroncini affronta questo tema riprendendo alcune riflessioni già sviluppate nel volume Il Giudice Bambino (Giappichelli Editore, 2020), oggi divenute ancora più attuali alla luce della nuova normativa italiana sull’intelligenza artificiale.
Il rischio delle scorciatoie mentali nel processo penale
Ogni processo penale dovrebbe fondarsi esclusivamente sulle prove.
Eppure il giudice, come ogni essere umano, può essere influenzato da meccanismi cognitivi inconsci, dalle proprie esperienze personali o dalla pressione mediatica.
Il Prof. Avv. Baroncini richiama il concetto di euristica, ossia quelle scorciatoie mentali che possono portare ad interpretare i fatti anziché limitarne l’accertamento oggettivo.
Secondo questa prospettiva, il giudice deve interpretare la legge, non costruire una propria interpretazione dei fatti oltre quanto emerge dalle prove processuali.

La “trappola mentale” di Gadamer
Uno dei concetti più interessanti richiamati dall’autore riguarda quella che viene definita la “mental trap” di Hans-Georg Gadamer.
Secondo questa teoria, il rischio consiste nel sostituire l’epistemologia — cioè la ricerca oggettiva della verità — con un’interpretazione soggettiva dei fatti.
Nel processo penale questo rappresenta un pericolo concreto, perché ogni decisione dovrebbe fondarsi esclusivamente sugli elementi probatori acquisiti durante il giudizio.
L’intelligenza artificiale può ridurre gli errori?
Negli ultimi anni numerosi studiosi hanno ipotizzato l’utilizzo di sistemi algoritmici come supporto all’attività del giudice.
Secondo il giurista Luca D’Auria, il ragionamento probatorio segue già una sequenza logica assimilabile a un algoritmo: un insieme di regole giuridiche che dovrebbero essere applicate senza deviazioni soggettive.
Anche gli studiosi Laurent Alexandre e Olivier Babeau hanno prospettato uno scenario in cui il magistrato sarà sempre più assistito dall’intelligenza artificiale, con l’obiettivo di ridurre gli errori umani e garantire decisioni più coerenti.
Naturalmente, il ruolo dell’algoritmo sarebbe quello di supportare il giudice, non di sostituirlo.
Il Giudice Bambino: una metafora contro i pregiudizi
Nel suo libro, il Prof. Avv. Baroncini propone una riflessione originale.
Quale giudice potrebbe garantire una decisione completamente libera da condizionamenti?
La risposta è provocatoria:
Il giudice bambino.
Non un vero bambino, naturalmente, ma una metafora della mente libera da pregiudizi, stereotipi e condizionamenti culturali.
Richiamando Karl Popper, Francesco Bacone e Giovanni Pascoli, l’autore sostiene che la ricerca della verità richiede una mente capace di osservare i fatti con meraviglia e senza idee precostituite.

La legge italiana sull’intelligenza artificiale
Cinque anni dopo la pubblicazione del volume, il legislatore italiano è intervenuto con la Legge 23 settembre 2025 n. 132, dedicata alle deleghe al Governo in materia di intelligenza artificiale.
L’articolo 15 stabilisce un principio fondamentale:
Ogni decisione sull’interpretazione della legge, sulla valutazione dei fatti, delle prove e sull’adozione dei provvedimenti rimane esclusivamente riservata al magistrato.
In altre parole, l’intelligenza artificiale potrà assistere il giudice, ma non sostituirlo.
Un giudice umano, ma supportato dalla tecnologia
Come evidenziato anche da Giuseppe Buffone, il processo decisionale finale deve restare una funzione a guida umana.
La Costituzione italiana, all’articolo 111, prevede infatti un giudice terzo e imparziale, figura che il legislatore continua a identificare nella persona fisica e non in un sistema automatizzato.
L’intelligenza artificiale può migliorare l’organizzazione del lavoro giudiziario, analizzare grandi quantità di dati e assistere nell’applicazione delle norme, ma la responsabilità della decisione resta affidata all’uomo.
Diritto, etica e intelligenza artificiale
L’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella giustizia pone interrogativi che vanno oltre il diritto processuale.
È possibile delegare una decisione che incide sulla libertà personale a un algoritmo?
Come garantire imparzialità, trasparenza e controllo umano?
Sono domande destinate ad accompagnare l’evoluzione della giustizia nei prossimi anni e rappresentano uno dei principali ambiti di studio della criminologia contemporanea.
ConclusionI
L’intelligenza artificiale rappresenta una delle innovazioni più importanti del XXI secolo.
Nel processo penale, tuttavia, la tecnologia non sostituisce il giudice: lo affianca.
La recente normativa italiana conferma che la decisione finale deve rimanere nelle mani del magistrato, chiamato ad applicare la legge con equilibrio, imparzialità e responsabilità.
Come ricorda il Prof. Avv. Marco Baroncini, il progresso tecnologico può essere un prezioso alleato della giustizia, purché non venga mai meno la centralità della persona.

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